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Sabato 27 febbraio si è tenuto nei Licei di Camerino, per le classi quinte, il secondo incontro dedicato a Leonardo Sciascia nel centenario della nascita. L'attenzione della relatrice, prof.ssa Lucia Tancredi, stavolta si è incentrata sulle opere salienti scritte negli anni Settanta: Todo modo e Il caso Moro.

Todo modo è un romanzo strutturalmente legato a Il giorno della civetta. Qui però il nodo si stringe inesorabilmente intorno alle trame del potere, una ragnatela sottilissima, assolutamente inestricabile, asfissiante, aurea e brillante, senza scampo. Tale metafora è una tragica provocazione che riconduce all'impossibilità di individuare i buoni e i cattivi, in un'atmosfera stagnante in cui tutti sono coinvolti senza rimedio. Il caso poliziesco si carica di enigmi assurdi ed insolubili e di qui la conclusione sarcastica in cui il narratore si dichiara colpevole pur senza avere consapevolmente partecipato a nessun atto criminoso, ma solo perché si è causalmente trovato all'interno dell'enigma in cui la verità è sotto gli occhi di tutti, in piena evidenza, ma nessuno la scorge. Illuminante in tal senso l'implicito riferimento al racconto poliziesco La lettera rubata di Edgar Allan Poe. La ragnatela del potere ha mille facce, ha mille maschere e più le trame del mondo civilizzato si complicano, più i veri volti degli uomini rimangono misconosciuti, le creature umane del tutto ignorate, come direbbe Pasolini. La razionalità dello scrittore, il gusto della complessità, il gioco letterario combinatorio condotto con uno stile ricercato e sottile che fa pensare a quello di Borges rendono Todo modo simile ad un giallo barocco, celato in un'atmosfera ambigua ed oscura. L'effetto cupo ed intricato riflette il clima che Sciascia sente gravare sull'Italia degli anni Settanta. La lotta per il potere e contro il potere si svolge attraverso percorsi che si intrecciano l'uno all'altro, che non è possibile seguire e ricostruire con chiarezza. Le tradizioni patriarcali si contaminano, si trasformano in comportamenti scorretti ed amorali, i valori del cattolicesimo si mescolano ad esigenze della modernità, sempre più disumane, strumentalizzati per ottenere sudditanza e per preservare ed accrescere l'interesse di singoli gruppi. In questo senso è emblematica la citazione implicita nel titolo, 'todo modo para buscar la voluntad divina', 'ogni mezzo per cercare la volontà divina', una frase ripresa dagli esercizi spirituali di Sant'Ignazio di Loyola che, fondatore degli ordini dei Gesuiti, rappresenta un modello di cultura elitaria proprio come quello di Don Gaetano, protagonista del romanzo, personaggio costruito sui modelli dell'opera di Stendhal.

Ancora una volta ci stupisce la capacità dello scrittore di coniugare i riferimenti al cinismo machiavelliano con la finezza di Stendhal, a riprova della vastità degli orizzonti delle sue opere. Sciascia parte da fatti di cronaca siciliani o italiani e li rende emblemi di significati universali. Il caso Moro ne è un lampante esempio. Scritto a caldo nel 1978, questo libro non ha che guadagnato con gli anni. Subito dopo la pubblicazione, i politici e i giornalisti italiani sostenevano concordemente che le lettere di Moro dalla prigionia fossero opera di un pazzo o comunque prive di valore perché risultanti da una costrizione. Sciascia scelse di leggerle con l'intelligenza e il rigore che sempre aveva verso qualsiasi documento. Sulla base di esse riuscì a ricostruire un'intelaiatura di pensieri, di correlazioni, di fatti che fino ad oggi sono l'unico strumento che ci ha permesso di avvicinarci e tentare di cogliere il senso di un orribile episodio della nostra storia. Sciascia in quest'opera si misura con il metodo del Manzoni e il risultato è straordinario, ci pone un ultimo drammatico interrogativo. Gli Italiani che si divertono a farsi ritrarre come poco scrupolosi nel rispetto della disciplina, quando si tratta di mafia e Brigate Rosse ammettono sempre la puntualità delle loro esecuzioni criminose. Qualcosa non torna, nasce un dubbio su cui le giovani generazioni dovranno necessariamente riflettere.

La conferenza si è conclusa con l'interessante intervento del nipote di Sciascia, Fabrizio Catalano, autore e registra teatrale, vissuto con il nonno fino a 15 anni. Diverse ed apprezzate sono state le domande poste dagli studenti, pienamente soddisfatti dalla profondità delle nozioni e degli spunti di rielaborazione emersi. Si ringraziano il Preside, Fabrizio Catalano, la prof.ssa Lucia Tancredi per le illuminanti spiegazioni, le prof.sse Pierandrei e Tasso e tutti coloro che hanno collaborato alla buona riuscita dell'evento.                                                                                                                   

                                                                                                                

Gli alunni della classe VA Scientifico

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L’idea di iniziare un nuovo percorso formativo sulla L.I.S. (Lingua Italaina dei Segni) è nata dall’esigenza sempre più presente di creare figure lavorative di eccellenza, traduttori simultanei certificati nella Lingua Italiana dei Segni e corrisponde ad una maggiore sensibilità nei confronti dell’informazione per i non udenti.

In collaborazione con l’Università degli Studi Bologna, sede distaccata di Forlì ad indirizzo Mediazione Linguistica, e l’Associazione Guanti Rossi di Milano, questo progetto del PTOF propone agli alunni del triennio del Liceo Linguistico e delle classi quarte e quinte del Liceo delle Scienze Umane due diversi percorsi: un corso di introduzione al LIS valido come credito scolastico ed un PCTO (ex-alternanza scuola-lavoro).

I corsi in DAD saranno tenuti dal Prof. Pietro Celo dell’Università di Bologna e dalla Prof.ssa Nicole Vian dell’Università Bicocca di Milano, entrambi interpreti e certificatori della Lingua Italiana dei Segni e appartenenti all’Associazione Guanti Rossi.

Gli studenti hanno colto con entusiasmo questa opportunità che qualifica il loro percorso scolastico e li avvicina ad una esperienza universitaria e specialistica che nei prossimi anni potranno anche approfondire in presenza nelle sedi di Forlì e Milano grazie alle convenzioni stipulate dai Licei Camerino con questi centri formativi di eccellenza.

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Gli alunni dei Licei di Camerino si preparano a partecipare alle Olimpiadi di italiano 2021, competizione nazionale e internazionale indetta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, inserita nel Programma annuale di valorizzazione delle eccellenze.

La manifestazione si svolge in collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e gli Uffici Scolastici Regionali, con la collaborazione scientifica dell’Accademia della Crusca, dell’Associazione per la storia della lingua italiana (ASLI), dell’Associazione degli Italianisti (ADI). La RAI svolge il ruolo di Main Media Partner dell'iniziativa e la copertura mediatica verrà declinata come Media Partner da RADIO3, RAI Cultura e RAI Italia. Come per le precedenti edizioni, è stato richiesto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Con la partecipazione del Premio Campiello Giovani. 

Il 25 e il 26 febbraio sono previste, in contemporanea nazionale, le gare di Istituto per le categorie Senior, dedicata agli alunni del triennio, e Junior, per gli alunni del biennio. Le prove saranno svolte in modalità online da dieci alunni per ciascuna categoria. I primi tre classificati parteciperanno alla gara semifinale, che si svolgerà il 9 aprile, sempre in modalità online.

I primi dieci classificati nella graduatoria assoluta nazionale e il primo classificato della categoria per ogni graduatoria regionale parteciperanno alla finale nazionale, che è prevista a Roma il 10-12 maggio, qualora le condizioni pandemiche lo consentiranno.

Non resta che augurare in bocca al lupo ai nostri coraggiosi atleti dell’ortografia e della morfologia, che hanno accettato di mettersi alla prova in una competizione nazionale e prestigiosa.

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Ecco la lettera che il neo Ministro dell'Istruzione ha inviato a tutto il personale scolastico come ringraziamento per il lavoro svolto durante questo anno di pandemia.

lettera ministro