caterina cybo quater

Già da qualche anno in alcune classi dei Licei di Camerino è in essere un progetto sul metodo della ricerca storica, a cura della prof.ssa Maria Pierandrei. Quest'anno, in occasione del centenario dalla morte dell'insigne storico camerte Bernardino Feliciangeli (1862-1921), meritevole di essere conosciuto più approfonditamente, grazie all'ausilio dell'Archivio di Stato di Camerino è stata fatta la scelta del confronto diretto con un testo di fondamentale importanza: “Notizie e documenti sulla vita di Caterina Cibo-Varano. Duchessa di Camerino”. Libreria Editrice Favorino, Camerino 1891. Feliciangeli, come in tutte le sue opere, si avvale di fonti dirette rinvenute sulla base di un'indagine critica sostenuta da principi metodologici scientifici volti alla ricerca del vero. Certosino ricercatore delle fonti documentali in archivi e biblioteche, ha scritto numerosissime monografie in parte pubblicate negli Atti e Memorie della Regia Deputazione di Storia Patria per le Marche, di cui fu uno dei primi soci insieme al canonico Milziade Santoni. I fatti avvenuti a Camerino sono presentati come delle trame finissime legate alla politica dei principati emergenti. Feliciangeli fa capire al lettore avveduto come ogni minimo evento della storia locale sia il riflesso delle scelte dei maggiori centri di potere italici. Non è un cronista, è un grande storico perchè attraverso l'analisi di un cinquantennio di vita politica camerte ci permette di cogliere la sostanza della politica dell'Italia intera. La forza del potere si localizza nelle varie regioni italiane attraverso gli strumenti dell'epoca: le compagnie di ventura, l'ardore e l'abilità nei combattimenti. Questa è la causa che ha portato i Varano alla ribalta nella storia: una stirpe di combattenti impavidi, abili, imponenti, sapienti costruttori di alleanze attraverso i matrimoni. Feliciangeli è talmente appassionato del vero che attraverso le sue pagine si colgono anche le vibrazioni della fortuna che scombina i piani umani. Fa propria la lezione di Machiavelli nella rappresentazione della lotta tra natura umana e fortuna senza cedere, però, alla tentazione della storiografia politica. Lo scrupolo storico rimane sempre preminente in quanto l'Autore non inficia mai con le proprie tesi la certezza materiale dei fatti, secondo il metodo della storiografia scientifica moderna. Feliciangeli è stato un ricercatore instancabile, ci ha lascito una miniera di informazioni storiche incontestabili. La sua opera è un patrimonio prezioso della nostra terra, un tesoro della cultura, della disciplina letteraria, dell'amor del vero. Gli anni documentati dall'opera dedicata a Caterina Cibo Varano sono quelli che vanno dal 1501 al 1557. L'immmagine del Rinascimento che se ne ricava è quella tramandataci da Machiavelli e Guicciardini. Sono gli anni di Cesare Borgia, del Pontefice monarca assoluto Alessandro VI, di Leone X, di Clemente VII dei Medici, del sacco di Roma, del periodo italiano più fulgido culturalmente e più tragico. Il ducato camerte ha seguito le sorti del Rinascimento e si è concluso con il prevalere della controriforma. Forse Caterina Cibo, nipote di un grandissimo statista come Lorenzo dei Medici, nel contravvenire alla solenne promessa fatta al marito, aveva previsto e aveva cercato di porre rimedio all'irrimediabile declino. I documenti e le lettere riportate da Feliciangeli nell'opera citata, sono suddivise nelle varie fasi della vita di Caterina Cibo Varano. L'infanzia e l'adolescenza trascorsero tra lo splendore e i fasti della curia pontificia. La Cibo ricevette un'educazione elevata, ebbe come precettore Varino Favorino, umanista camerte discepolo di Poliziano, già precettore di Giovanni dei Medici, a Firenze, poi quando fu eletto Papa con il nome di Leone X, bibliotecario dello stesso a Roma. A dodici anni a Caterina fu imposto un matrimonio politico e fu promessa sposa a Giovanni Maria Varano, il più fedele vassallo pontificio che avrebbe tratto da tale unione grandi vantaggi e onorificenze. Dopo il matrimonio celebrato nel 1520, Caterina sperimentò la durezza delle ostilità tra i vari rami della famiglia Varano ed in questo contesto gli Estensi e i duchi di Urbino si allearono contro Camerino. Nel 1523 con l'elezione al soglio pontificio di Clemente VII Medici, i Varano recuperarono le terre cedute ai Della Rovere.

Nel 1525 Caterina intercedette presso il papa Clemente VII, suo zio, in difesa di Matteo Braschi, fondatore del nuovo ordine dei Cappuccini di cui fu sempre una valida protettrice. Nel 1527 il sacco di Roma determinò il totale indebolimento del papa Clemente VII e la conseguente diffusione della peste, portata dai Lanzichenecchi, causò la morte di Giovanni Maria. Caterina aveva preso parte al governo anche quando il marito era vivo, ma ora è sola a capo dello Stato. Sarà al governo dal 1528 al 1535: gli anni più difficili della sua vita. Si difese da sola contro i nemici esterni ed interni e dimostrò la capacità di adattarsi agli eventi, di saper cogliere le occasioni favorevoli, di saper usare la forza, la simulazione, la diplomazia, la vendetta e la pietà a seconda delle circostanze. Fece decapitare i fuoriusciti camerinesi a lei avversi; imprigionata da Rodolfo Varano resistette indefessa fino alla morte violenta dell'aggressore, della quale forse fu partecipe; cacciò le milizie dei Varano di Ferrara e poichè le truppe che l'avevano difesa erano prive di vettovaglie, permise loro di saccheggiare le terre dei ribelli (Pievebovigliana e Fiordimonte). Caterina è l'emblema della virago rinascimentale al pari di altre celebri donne come Caterina Sforza, Lucrezia Borgia, Isabella d'Este. Constatata la debolezza politica del Papa, mutata la situazione di Camerino, data l'avidità dei Varano di Ferrara, Caterina dimenticò di essere fuggita nel 1522 dinanzi alle milizie del duca di Urbino, passò sopra al fatto di essere parente dei Medici, avversari ai Della Rovere, e nel momento in cui il duca di Urbino si pose come protettore di Camerino finchè Caterina avesse voluto dominarvi, ella decise di abbracciare la ragion di stato e di promettere in sposa la figlia al primogenito del duca di Urbino, Guidobaldo, senza rispettare il testamento del marito. Le luci e le ombre  del nostro Rinascimento si colgono anche nell'operato di Caterina, la forza, la vendetta, la pietà e il culto della bellezza. Le contraddizioni che coinvolgono ineluttabilmente i protagonisti della politica italiana di quell'epoca sono insite nella personalità e nelle scelte della duchessa di Camerino.

Ella nel momento in cui intuì che le ostilità con il papa Paolo III Farnese non erano destinate a scemare e che la controversia poteva risolversi solo con le armi, cedette il governo ai Della Rovere. La Cibo non volle più esercitare la sovranità e si ritirò a Firenze dove stette per ventidue anni sino alla morte avvenuta l'11 febbraio del 1557. Fu donna di vasta e solida cultura e può essere tra le più belle figure di principesse italiane del Cinquecento, una delle poche a soggiornare alla corte di Francia nel 1553 in occasione del matrimonio di Caterina dei Medici, futura regina e madre di re. Con Vittoria Colonna ebbe in comune la simpatia per una riforma della Chiesa senza ribellione verso il Pontefice. Testimonianza importante del fatto che la Cibo si mantenne sempre attenta agli sviluppi di pensiero della propria epoca e che fino agli ultimi anni della vita praticò la ''civil conversazione'', iniziata a Roma nell'adolescenza, continuata a Camerino nella sua corte che ebbe come ospiti personaggi della portata del Pulci, del Favorino, del Berni, del Bembo, del Fiorenzuola, dello Sperola, del Mellini e continuata a Firenze nell'ambito della sua cerchia di amicizie colte. Per Camerino purtroppo con il trasferimento di Caterina si disperse anche la corte con grande rimpianto degli abitanti; pertanto, la Duchessa ci ha mostrato come il mestiere delle lettere nel Rinascimento sia stata l'altra faccia del mestiere delle armi, a sua volta parte integrante della vita politica. Agli aspetti più manifestamente letterari si univano messaggi politici e diplomatici non secondari per la vita dello Stato. Gli umanisti non furono solo ornamento e vanto delle corti, ma furono anche necessari strumenti di azione politica, di comunicazione e relazione tra potenti. In conclusione noi alunni della classe 3^A Liceo Scientifico possiamo dire che il progetto 'RICERCHE D'ARCHIVIO' ci ha permesso di approfondire lo studio della civiltà umanistico-rinascimentale, previsto dai programmi, sollecitando la nostra curiosità nello scoprire che lo storico Bernardino Feliciangeli è stato alunno del Liceo Classico Alfonso Varano di Camerino ed ha conseguito la licenza ginnasiale nell'a.s.1886-87 e quella liceale nell'a.s.1879-80 con ottimi voti, le pagelle sono conservate negli archivi dei Licei di Camerino e ne abbiamo potuto prendere visione. Non meno interessante è stato scoprire il ruolo che il nostro territorio ha avuto nella politica e nella cultura del Rinascimento.

Ringraziamo di tutto questo il Preside, prof. Francesco Rosati, la docente referente del progetto, prof.ssa Maria Pierandrei, tutto il personale che ne ha reso possibile l'attuazione anche in tempo di covid.

Nell'ambito della ricerca abbiamo consultato anche altri testi che ci hanno permesso di avere una visione d'insieme più chiara sulla figura di Caterina Cibo; li indichiamo nelle sottostanti note bibliografiche.

  • CATERINA CIBO DUCHESSA DI CAMERINO. Atti del Convegno tenuto a Camerino 28-30 ottobre 2004.
  • FELICIANGELI, Ricerche sull'origine dei Da Varano. Signori di Camerino, Roma Tipografia Poliglotta Vaticana 1919.
  • DE ROSA, Le interviste impossibili, Colloqui di storia camerinese. I quaderni dell'Appennino camerte.

Classe 3^A Liceo Scientifico